L'Associazione Yairaiha Onlus da cui partì la denuncia e costituita parte civile nel processo, accoglie con attenzione e determinazione la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Firenze in merito al caso di tortura avvenuto nel carcere di San Gimignano nel 2018. La conferma delle condanne ai 10 agenti della Polizia Penitenziaria che avevano scelto il rito abbreviato e le riduzioni di pena per i 5 che hanno affrontato il rito ordinario rappresentano un importante riconoscimento della gravità dei fatti accaduti. Tuttavia, non possiamo dimenticare che questa sentenza, pur storica, è solo la punta dell'iceberg di un sistema carcerario strutturalmente violento e disumano.
Non si tratta di un caso isolato: già nel 2021 vi è stata la prima condanna in Italia per tortura in carcere, a dimostrazione che il nostro sistema detentivo è permeato da abusi sistematici e impunità. San Gimignano, come Ferrara e come molte altre carceri italiane, dimostra che la repressione e la violenza istituzionalizzata sono strumenti quotidiani di gestione della popolazione detenuta.
Come associazione che da anni si batte per i diritti dei detenuti, denunciamo l’ipocrisia di uno Stato che proclama il rispetto dei diritti umani ma permette che le carceri si trasformino in luoghi di tortura. La tortura non è un’eccezione, ma una pratica endemica che trova terreno fertile in un sistema punitivo in cui il carcere non riabilita, ma annienta.
Rinnoviamo la nostra vicinanza a tutte le vittime di abusi e ribadiamo il nostro impegno per un mondo senza carceri, in cui la giustizia non sia vendetta ma reale possibilità di trasformazione sociale.
Associazione Yairaiha Onlus ETS