
Poco più di 100 giorni dall’inizio dell’anno e già 30 persone hanno deciso di togliersi la vita nelle carceri italiane, mentre in espiazione pena o in attesa di giudizio erano affidate alla custodia dello Stato.
Se non si è mai entrati in carcere non si può neanche minimamente immaginare quali siano le condizioni in cui le persone si trovano a vivere o per meglio dire sopravvivere. I problemi delle carceri italiane sono tantissimi, sovraffollamento in primis si cui si aggiungono le strutture vetuste e fatiscenti, la mancanza di attività formative, la mancanza di personale educativo e di custodia.
In Italia oggi sono detenute 61.049 persone a fronte di una capienza regolamentare pari a 47.178 posti (sarebbero 51.178 ma 4000 sono). Già di per sé questo ALLARMANTE dato ci fornisce la misura di quanto male si possa vivere in un carcere, ma vi è di più! il 39% delle carceri italiane è stata costruita prima del 1950 e il 26% addirittura prima del 1900 E QUINDI, IL 35% degli istituti, non può garantire celle che consentano al singolo detenuto lo spazio minimo di 3 mq calpestabili, il 56% delle celle non ha la doccia, il 51% dei detenuti non ha accesso a spazi aperti, il 32% degli istituti NON HA spazi esterni per il lavoro e il 17% non ha spazi per la socialità (fonte: Antigone, 2022).
Anche i dati sul personale penitenziario sono altrettanto allarmanti: a fronte di oltre 900 educatori previsti in pianta organica, a maggio 2023, ne erano impiegati poco più di 800 analogamente al personale di polizia penitenziaria che ha uno scoperto pari al 15%.
I dati, di per sé drammatici, diventano inquietanti se si considera che molti detenuti entrano in carcere con diagnosi già esistenti di patologie psichiatriche o con problemi di tossicodipendenza.
Tutte queste circostanze hanno portato, ad oggi, a contare 30 (1 ogni 3 giorni) suicidi e 40 (1 ogni 2,4 giorni) decessi per altre cause o per cause “non accertate”. È chiaro come in assenza di una inversione di tendenza si rischia di concludere l’anno 2024 con il record assoluto di circa 120 suicidi e ben 157 decessi per cause diverse o non accertate.
Il macabro contatore che la nostra Camera Penale e tutte le altre Camere Penali Italiane, su invito della Giunta, ha appeso in Tribunale vuole ricordare a tutti gli operatori del diritto ma prima ancora a tutti i cittadini che NON C’E’ PIU’ TEMPO: SE NON INTERVENIAMO ADESSO rischiamo di CONTARE NUMERI DA CALAMITÀ NATURALI.
Una persona ristretta in carcere, anche quando la sua collocazione è disposta con rispetto delle regole del giusto processo, ha il diritto di scontare la sua pena in un ambiente che sia prima di tutto non inumano e degradante. Solo così quella persona potrebbe essere restituita alla società come persona migliore, riabilitata, rieducata e consapevole.
La sicurezza della nostra società, infatti, non può fondarsi solo sulle misure cautelari e sulle condanne a pena detentiva (sul rilievo che ci siamo “liberati” dei delinquenti), la sicurezza la si costruisce con un lavoro culturale, con l’implementazione di risorse negli istituti penitenziari e con il potenziamento delle misure alternative. È dimostrato infatti che il rischio di recidiva è bassissimo nei casi in cui i sistemi alternativi sono potenziati (vedi Carcere Bollate) mentre è tremendamente più alta per coloro che hanno scontato l’intera pena in detenzione.