Colpevoli di capitarci di mezzo (Non sarà per caso)

18 Aug 2025 Marcello Maria Pesarini L'Aire du temps, opera di Marc Chagall, 1942

Il mondo non è impazzito, ha cambiato i parametri della sua vita e ha perso il controllo anche di quella parvenza di facciata che, prima dell'accentuarsi della crisi climatica e delle migrazioni di massa, ancora conservava. I conflitti armati sono stati sdoganati dagli interventi USA nel 1991 e con lo smembramento della Jugoslavia nello stesso anno sono entrati nel cuore dell'Europa. L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia nel 2022 e il genocidio del popolo palestinese da parte di Israele accentuatosi in reazione all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 stanno addormentando le coscienze. Non c'è bisogno di andarne a cercare i risultati lontano. Stiamo perdendo sempre più l'attitudine all'azione, ma anche a un sano giudizio politico e umano. Di fronte alla violenza con cui si risponde ai reati siamo osservatori muti e disinformati.

Si era pensato e sperato che con la particolare eco suscitata dal femminicidio di Giulia Cecchettin il cui corpo era stato ritrovato il 18 novembre 2023 e dopo la presa di posizione della sorella Elena e del padre Gino la società a forte marchio patriarcale italiana avrebbe iniziato ad affrontare se stessa a fondo. Ma accadeva che mentre Elena Cecchettin dichiarava che l'ex fidanzato di Giulia non era un mostro ma un figlio sano del patriarcato, mettendo fortemente in difficoltà i conduttori di tanti talk show, che non comprendevano cosa volesse dire “Se domani sono io, se domani non torno, mamma distruggi tutto” dalle parole della poesia di Cristina Torre Caseres, dall'altra un'esponente della maggioranza di Giorgia Meloni intervenuta a una premiazione letteraria proprio a due passi da Fossò (Venezia), aveva dichiarato compiendo un'evidente gaffe che era necessario tornare ai tempi nei quali le “ragazze” uscivano con ragazzi conosciuti, di cui ci si poteva fidare. Chi più conosciuto dell'ex-fidanzato Filippo Turetta?

La Fondazione Giulia Cecchettin è stata istituita e lavora non solo nelle scuole ma raccoglie materiale per il suo ufficio scientifico. E' necessario che i programmi di Educazione alle relazioni nelle scuole inizino, come quelli di supporto psicologico, senza essere un fiore all'occhiello o finanziare enti sorti ad hoc. Non ci sono traguardi da raggiungere quando si parla di educazione e rieducazione: parliamo delle figure dei sex offenders in carcere a favore dei quali sono numerosi i progetti attivi anche se mai sufficienti, come gli interventi per le donne vittime dello sfruttamento della prostituzione, oppure di violenza maschile. Non c'è solo curiosità di fronte all'aspetto delle donne uccise, che spesso così fotogeniche rispondono ai diktat della moda e della società, che parte della popolazione pensava di avere abbattuto negli anni 70 con le ondate del femminismo e un'iniziale presa di coscienza dei maschi. A riprova che, come per la lotta di classe, nessuna conquista è mai definitiva, soprattutto se sono pochi e poche a beneficiarne.

C'è invece un profondo senso di inadeguatezza; un'incapacità di reazione che diventi organizzazione e poi educazione, perché solo attraverso un processo lento e continuo, che non pensi mai di avere esaurito il suo compito, i maschi possano venire educati all'amore, al sentimento e, come si proponeva negli anni 70 sul modello dei paesi scandinavi, all'educazione sessuale. Va analizzata questa incapacità di reazione a partire ad esempio dal clamore suscitato dai delitti e poi dai successivi schieramenti assunti dai vari osservatori.

Sara Campanella, uccisa il 31 marzo, aveva in comune con gli altri il volto giovane e sorridente della ventiduenne, riportata come quasi tutte le altre vittime con abiti colorati, quando non con trucco e colorito che stridono ancor di più con la loro triste fine e con gli ambienti, fisici e morali, nei quali essa è maturata.

Stefano Argentino di 27 anni, dopo avere infastidito la prossima vittima con messaggi, telefonate e violenze verbali, l'aveva barbaramente uccisa per strada. Poi era fuggito in auto, come tanti altri, ed era stato rintracciato dai Carabinieri anche grazie alle testimonianze delle amiche di lei. Condanna, stupore, anche se qualcuno l'aveva aiutato nella fuga, per cui il cliché del mostro non torna. Ma, in assenza di un'educazione dell'opinione pubblica, dei cittadini, ed un cattivo funzionamento delle istituzioni carcerarie anche Stefano Argentino dopo un periodo di isolamento era stato riammesso al carcere ordinario, pur avendo manifestato più volte l'intenzione di togliersi la vita, cosa che è avvenuta il 6 agosto. Ora ci sono 7 indagati dalla Procura nel carcere di Messina, il suo avvocato afferma che avrebbe dovuto essere ospitato in una REMS, residenza per l'esecuzione di misure di sicurezza.

Fermiamoci qui, noi popolo purtroppo non informato e istituzioni che non compiono il loro dovere.

I suicidi e tentati suicidi sono all'ordine del giorno nelle carceri. Sono una delle conseguenze di come non si vive là dentro, e il conoscere e l'avere promosso attività educative e partecipative in quei non luoghi stride ancora di più con le condizioni della grande maggioranza degli ospiti.

E' uno Stato di diritto quello dove all'unanimità viene approvata in Parlamento il reato di femminicidio, apparentemente applicando un deterrente, in realtà avvalorando l'analisi di comodo del mostro?

E' uno Stato di diritto quello nel quale si parla di abbassare la soglia di punibilità per età, dopo l'uccisione, in un incidente stradale, di una donna di 71 anni da parte di 4 minorenni allontanatisi dal campo nomadi nell'incuria dei genitori, fenomeno lamentato tutti i giorni di fronte al quale abbiamo avuto solo il Decreto Caivano?

E' uno stato di diritto quello nel quale la sezione psichiatrica del carcere di Ascoli Piceno verrà spostata a Montacuto di Ancona, carcere in sovrannumero e nel quale di casi “da REMS” non presi in considerazione ce ne sono stati molti, per tutti Matteo Concetti suicidatosi in condizioni simili a quelle di Stefano Argentino il 5 gennaio 2024?

Ma soprattutto: che significato ha un'istituzione, il carcere, dove quasi tutto funziona male, c'è il sovraffollamento, non c'è igiene, non si applica l'articolo 27 della Costituzione, ma tutto deve essere registrato, annotato, scritto, riscritto su moduli predisposti come se tutto funzionasse come un orologio svizzero e invece funziona come un vulcano prossimo all'eruzione?