“Il nostro piano carceri prevede, entro la fine dell’anno, 10mila nuovi posti”. C’ero, ma credevo di aver capito male e ho dovuto riascoltare più volte la registrazione su Radio radicale per averne certezza. Il ministro della Giustizia, durante la conferenza stampa per la presentazione del protocollo tra Dap e Ordine dei giornalisti, rispondendo alla domanda posta dal cronista di Reuters l’ha detto per davvero: “Non si tratta solamente di costruire nuove carceri”. Peraltro “cosa necessaria” ha aggiunto Nordio.
Il Guardasigilli, bontà sua, ha sottolineato l’esigenza di ridurre la popolazione carceraria “che in questo momento è un po’ al di sopra della norma, circa del 15 per cento”, smentendo platealmente le statistiche del suo ministero che, al 30 giugno 2026, certificano un sovraffollamento medio pari al 140% negli istituti penitenziari con molte carceri che superano il 200 per cento.
‘La ricetta’ del ministro pare strizzare l’occhio alle teorie vannacciane. “Tralasciando l’aspetto più difficile da risolvere, quello che i detenuti stranieri vadano ad espiare la pena nei paesi d’origine, abbiamo un buon numero di detenuti che potrebbero essere ‘spediti’ ai domiciliari, stranieri (sempre loro n.d.r) che non hanno un domicilio. Abbiamo sottoscritto convenzioni con comunità che se ne potrebbero fare carico”. Non è dato sapere quali siano le strutture deputate a “contenere e curare stranieri senza domicilio e tossicodipendenti". A fine anno lo saprete, assicura il Guardasigilli.