La mannaia dell'Agenzia delle entrate sui detenuti

04 Jul 2026 Walter Monaco Alessio Romenzi

Il giorno in cui vieni definito "liberante" provi un sollievo immenso, un sogno che si avvera. Presto, però, quel sogno può trasformarsi in un incubo per chi ha davvero deciso di voltare pagina e andare avanti. A parte la difficoltà di trovare un lavoro, anche una volta trovato un qualunque impiego l’altro macigno insormontabile sono i “debiti” (cifre da 10 mila euro fino a 30-50 mila euro) con l’Agenzia delle Entrate per quanto riguarda spese processuali, ammende e risarcimenti vari, compresi i 120 euro e più al giorno che ogni detenuto deve per il mantenimento (vitto e corredo). Cifre pazzesche per chi non ha la possibilità di pagarle e che, nel periodo che eri dentro, ti limitavi a ignorare restituendo all’assistente di turno la raccomandata dell’Agenzia delle Entrate.
Ma cosa succede quando si è fuori e non si paga perché si è nullatenenti?
Semplice: non si potrà più avere nulla di intestato. Niente auto, niente scooter, zero assoluto. Spesso i detenuti si cullano nell'illusione che, possedendo un’auto vecchia, l'ex Equitalia non applicherà il fermo amministrativo. Sbagliatissimo. Il compito dell'ente di riscossione è proprio quello di colpire chiunque, anche chi possiede solo un motorino degli anni '90, per dissuadere dal non pagare.
Quindi, se il vostro desiderio è ripartire, magari acquistando un piccolo mezzo per andare a lavorare, vi aspettano altri guai. E anche la rateizzazione non è di grande aiuto perché presto si scopre che la rateizzazione prevede un massimo di 72 rate per ciascuna cartella. Attenzione, però: le cartelle non si possono cumulare. Se avete tre cartelle, dovrete pagare tre rate distinte ogni mese. Ipotizzando di avere otto cartelle, vi ritroverete a pagare otto rate mensili da 30, 40 o 50 euro l'una.
Qui sorge il vero ostacolo burocratico. L’ Agenzia delle Entrate non ha il potere di rateizzare l'intero debito. Per legge, infatti, la competenza è divisa tra l’Agenzia delle Entrate che può concedere la rateizzazione solo per le spese processuali e il Magistrato di Sorveglianza che è l'unico a poter decidere sulle rateizzazioni di multe e ammende.
E non è finita: altro problema è il tempo. Dalla notifica della cartella si hanno solo 60 giorni per pagare o bloccare la procedura. Se per le spese processuali l'Agenzia concede la rateizzazione in tempi rapidi, per le multe la richiesta va inviata ai vari Magistrati di Sorveglianza e questi ultimi, sommersi di lavoro, spesso non rispondono o lo fanno con mesi di ritardo.
Nel frattempo il tempo scade. Pur pagando regolarmente le spese processuali, la persona resta in una situazione di morosità per la parte penale. Di conseguenza, scatta il fermo amministrativo sui veicoli e si vive con l'ansia costante di non poter comprare nemmeno uno scooter.
Tutto questo non succede per mancanza di volontà o perché non si voglia riprendere in mano la propria vita, ma perché la burocrazia dei Tribunali di Sorveglianza si inceppa, ritardando o smarrendo le istanze.
L'articolo 27 della Costituzione sancisce il principio della rieducazione e del pieno reinserimento del condannato nella società. Ma come può una persona reinserirsi se le viene tolta la possibilità di muoversi e di raggiungere il posto di lavoro, spesso situato in zone non servite dai mezzi pubblici?
Situazione davvero assurda. La competenza sulla rateizzazione di tutte le cartelle dovrebbe spettare a un unico ente, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione, e non alla magistratura.
In conclusione, essere liberante è davvero il più bel sogno, ma una persona è davvero libera solo se ha la possibilità di ricominciare a vivere, e non semplicemente a sopravvivere.