.(foto tratta da Repubblica.it; nell'altra foto in galleria la news sul rapporto pubblicata sul sito del Governo)
E’ di due settimane fa la notizia dell’esito del settimo rapporto del Comitato dell’Onu sullo stato di attuazione della Convenzione del 1984 contro la tortura. Per l’Italia sono dolori: dopo aver elencato gli aspetti positivi, in 47 paragrafi del rapporto si sollevano gravi interrogativi sullo stato dei diritti umani nel nostro Paese e si svela una specie di sistematico ridimensionamento degli strumenti a tutela dei cittadini.
In grande sintesi, il rapporto evidenzia una situazione fatta di carceri sovraffollate (superata soglia del 138%, di sovraffollamento), conseguente impennata di suicidi specie tra la popolazione straniera, gravi carenze nell'assistenza ai detenuti con problemi mentali, centri di detenzione per migranti in condizioni degradanti, prolungamento dell'isolamento nei Cpr oltre i 15 giorni previsti dagli standard internazionali, respingimenti verso la Libia, rischi di rimpatrio verso Paesi dove potrebbero subire violenze, casi documentati di uso eccessivo della forza, mancanza di trasparenza nelle indagini, assenza di identificativi visibili sugli agenti in alcune operazioni, episodi di violenza durante manifestazioni pubbliche, criminalizzazione dei difensori dei diritti umani, eccetera.
Accuse pesanti e che, in base a quanto raccomanda il Comitato, l’Italia deve diffondere ampiamente con tutte le varie osservazioni, tradurle nelle lingue più diffuse tra le comunità migranti e coinvolgere la società civile nella loro attuazione. Ebbene che fa il Governo? Ignora le critiche, le trasforma in spunti di riflessione.
Ecco cosa è scritto sul sito del Governo: “ … Oltre a chiedere chiarimenti specifici su varie questioni legate alla Convenzione, gli esperti del Comitato hanno evidenziato l’impegno con cui l’Italia ha affrontato questo esercizio, sia nell’elaborazione dei rapporti scritti che nel fornire risposte dettagliate nel corso del dialogo orale. Essi hanno inoltre formulato apprezzamenti per l’azione dell’Italia per la promozione e la protezione dei diritti umani nell’ambito del Consiglio Diritti Umani e in altri fori internazionali, in particolare per la moratoria e l’abolizione della pena di morte e per il sostegno ai meccanismi multilaterali”.
Insomma, un quadro di collaborazione e piccoli progressi: muro di gomma rispetto a un vero e proprio atto d’accusa.
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Ecco il testo tradotto in italiano del settimo rapporto Cat: (file originale)
Il Comitato ha esaminato il settimo rapporto periodico dell’Italia nelle sue 2240ª e 2243ª sessioni, tenute il 15 e 16 aprile 2026, e ha adottato le presenti osservazioni conclusive nella 2258ª sessione, tenuta il 28 aprile 2026.
Introduzione
Il Comitato esprime il proprio apprezzamento allo Stato parte per aver accettato la procedura di rendicontazione semplificata e per aver presentato il proprio rapporto periodico secondo tale modalità, che migliora la cooperazione tra lo Stato parte e il Comitato e consente di focalizzare l’esame del rapporto e il dialogo con la delegazione.
Il Comitato apprezza l’opportunità di aver potuto intrattenere un dialogo costruttivo con la delegazione dello Stato parte e le risposte fornite alle domande e alle preoccupazioni sollevate durante l’esame del settimo rapporto periodico.
Aspetti positivi
Il Comitato accoglie con favore le iniziative dello Stato parte volte a rivedere e introdurre normative in aree rilevanti per la Convenzione, tra cui:
(a) Decreto-legge n. 123/2018 (convertito nella legge n. 132/2018), che modifica l’Ordinamento Penitenziario e migliora l’assistenza sanitaria in detenzione, nel 2018. (b) Legge n. 69/2019, che introduce nuovi reati contro le donne nel Codice Penale, aumenta le pene per la violenza contro le donne e istituisce procedure accelerate di perseguimento, nel 2019. (c) Decreto-legge n. 34/2020 (convertito nella legge n. 70/2020), che prevede contributi mensili per donne vittime di violenza che escono da situazioni abusive, nel 2020. (d) Decreto-legge n. 130/2020 (convertito nella legge n. 173/2020), che designa il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà come unico meccanismo nazionale di prevenzione, nel 2020. (e) Legge n. 53/2022, che migliora la raccolta dati sulla violenza di genere contro le donne, nel 2022. (f) Decreto-legge n. 162/2022 (convertito nella legge n. 219/2023), che modifica l’articolo 4-bis dell’Ordinamento Penitenziario per consentire la possibilità di liberazione condizionale ai condannati all’ergastolo non collaboranti, nel 2022. (g) Legge n. 168/2023, che rafforza le tutele contro la violenza di genere e domestica tramite migliori valutazioni del rischio, processi accelerati, misure cautelari più forti, attenzione ai reati-spia e prevenzione della recidiva, nel 2023. (h) Decreto-legge n. 131/2024 (convertito nella legge n. 166/2024), che introduce l’articolo 9-bis nel DPR 448/1988 sulle valutazioni sanitarie per i minori privati della libertà, nel 2024. (i) Legge n. 181/2025, che introduce il reato autonomo di femminicidio nel Codice Penale, nel 2025.
Il Comitato elogia le iniziative dello Stato parte volte a modificare politiche e procedure per garantire una maggiore protezione dei diritti umani e applicare la Convenzione, in particolare:
(a) Piano strategico sulla violenza maschile contro le donne e la violenza domestica 2025–2027, nel 2025. (b) Piano d’azione nazionale contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani 2022–2025, nel 2022. (c) Strategia nazionale per l’uguaglianza, l’inclusione e la partecipazione di Rom e Sinti 2021–2030, nel 2022. (d) Istituzione dell’Osservatorio permanente sull’efficacia delle norme sulla violenza di genere e domestica, nel 2024. (e) Piano d’azione nazionale per la salute mentale 2025–2030, nel 2025. (f) Istituzione del Gruppo tecnico di monitoraggio presso il Tavolo permanente sulla sanità penitenziaria, nel 2025. (g) Estensione della Strategia nazionale LGBT+ 2022–2025 fino al 2027, nel 2025. (h) Piano nazionale contro razzismo, xenofobia e intolleranza, nel 2025. (i) Continuo sostegno finanziario al Fondo volontario delle Nazioni Unite per le vittime della tortura e partecipazione al relativo Gruppo di Amici.
Principali motivi di preoccupazione e raccomandazioni
Il Comitato ricorda che, nelle precedenti osservazioni conclusive, aveva chiesto informazioni sull’attuazione delle raccomandazioni riguardanti:
• il Memorandum d’intesa del 2017 tra Italia e Libia
• il monitoraggio dei centri di detenzione per migranti
• le indagini su brutalità o uso eccessivo della forza da parte della polizia
Alcune raccomandazioni risultano solo parzialmente attuate, altre ancora non attuate.
Il Comitato resta preoccupato per la definizione di tortura contenuta nell’art. 613-bis del Codice Penale, che:
• include elementi non previsti dalla Convenzione (es. “gravi minacce”, “trauma psicologico verificabile”)
• non menziona chiaramente l’intenzionalità e lo scopo
• è un reato generico applicabile a chiunque, non solo a pubblici ufficiali
• è soggetto a prescrizione
• non esclude esplicitamente giustificazioni in situazioni eccezionali
• è oggetto di tentativi parlamentari di abolizione o riduzione a mera aggravante
Il Comitato raccomanda all’Italia di:
• rivedere l’art. 613-bis per renderlo pienamente conforme alla Convenzione
• garantire che nessuna circostanza eccezionale possa giustificare la tortura
• eliminare la prescrizione per il reato di tortura
Il Comitato osserva che, nonostante vari tentativi legislativi, l’Italia non ha ancora istituito una istituzione nazionale indipendente per i diritti umani conforme ai Principi di Parigi.
Il Comitato raccomanda di istituire quanto prima tale istituzione, indipendente e conforme agli standard internazionali.
Meccanismo nazionale di prevenzione
Il Comitato prende atto del Decreto-legge n. 130/2020, convertito nella legge n. 173/2020, che designa il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà come unico meccanismo nazionale di prevenzione. Tuttavia, il Comitato è preoccupato perché:
• nonostante il numero elevato di visite effettuate negli ultimi anni, sono stati pubblicati pochi rapporti;
• organizzazioni della società civile hanno segnalato nomine politiche in ruoli di rilievo all’interno dell’ufficio del Garante, con possibili ripercussioni sulla sua indipendenza o sulla percezione della stessa.
Raccomandazioni sul meccanismo nazionale di prevenzione
Lo Stato parte dovrebbe:
• garantire l’indipendenza del meccanismo nazionale di prevenzione, in legge e in pratica;
• assicurare la piena conformità ai Principi di Parigi;
• fornire il supporto necessario per garantire la pubblicazione tempestiva dei rapporti di visita.
Garanzie legali fondamentali
Il Comitato riconosce gli sforzi dell’Italia per garantire le tutele fondamentali contro tortura e maltrattamenti, ma rimane preoccupato per varie segnalazioni:
• persone arrestate non sempre possono informare un familiare o una persona di fiducia;
• gli esami medici talvolta avvengono alla presenza delle forze dell’ordine;
• le persone non sempre sono adeguatamente informate dei propri diritti, soprattutto gli stranieri che non parlano italiano;
• una persona può essere trattenuta fino a 96 ore prima di essere portata davanti a un giudice;
• l’art. 104 del Codice di procedura penale consente, in alcuni casi, la detenzione fino a 5 giorni senza accesso a un avvocato;
• difficoltà nell’accesso al patrocinio legale gratuito;
• in alcuni casi, gli imputati incontrano il proprio avvocato solo immediatamente prima della comparizione davanti al giudice;
• l’art. 349(4) c.p.p. consente il trattenimento fino a 24 ore per identificazione, senza che ciò sia registrato come arresto, con conseguente mancanza di tutele.
Raccomandazioni sulle garanzie fondamentali
L’Italia dovrebbe:
(a) Garantire che ogni persona privata della libertà sia informata dei propri diritti, delle ragioni dell’arresto e delle modalità per esercitare tali diritti, in una lingua comprensibile. (b) Garantire l’accesso tempestivo a un avvocato, compreso il patrocinio gratuito quando necessario. (c) Garantire il diritto di informare immediatamente un familiare o una persona di fiducia. (d) Stabilire per legge un limite massimo assoluto di 48 ore per la presentazione davanti a un giudice. (e) Garantire il diritto a una visita medica indipendente e confidenziale.
Non refoulement
Il Comitato riconosce gli sforzi dell’Italia nella gestione dei flussi migratori, ma esprime forte preoccupazione per:
• politiche che collegano la gestione migratoria alla sicurezza e privilegiano deterrenza e rimpatri forzati;
• una lista molto ampia di “Paesi sicuri”;
• classificazioni arbitrarie nei “hotspot” tra “richiedenti asilo” e “migranti economici”, spesso basate sulla nazionalità;
• decisioni non individualizzate che portano a espulsioni collettive;
• ricorsi contro dinieghi d’asilo senza effetto sospensivo automatico;
• screening insufficienti per identificare persone vulnerabili, incluse vittime di tortura;
• accordi di riammissione e respingimenti alla frontiera con la Slovenia, con casi di refoulement a catena;
• segnalazioni simili nei porti dell’Adriatico.
Raccomandazioni sul non refoulement
L’Italia dovrebbe:
• garantire che nessuno sia espulso o rimpatriato verso un Paese dove rischia torture o maltrattamenti;
• cessare immediatamente la pratica dei pushbacks;
• garantire un esame equo e indipendente delle domande di asilo, con diritto di ricorso a effetto sospensivo;
• migliorare l’identificazione delle persone vulnerabili tramite procedure di screening robuste e applicate in pratica.
Memorandum Italia–Libia (2017)
Il Comitato, richiamando le proprie precedenti osservazioni e le decisioni dei tribunali italiani, esprime forte preoccupazione perché:
• il Memorandum continua a essere applicato nonostante prove schiaccianti del rischio di tortura per i migranti riportati in Libia;
• l’Italia fornisce assistenza operativa alla Guardia costiera libica nelle operazioni di intercettazione;
• esistono casi di “respingimenti privatizzati”, in cui navi commerciali riportano migranti in Libia su richiesta delle autorità italiane;
• anche persone vulnerabili sono state coinvolte in tali operazioni.
Il Comitato riconosce positivamente che in Italia sono stati perseguiti capitani di imbarcazioni coinvolti in atti assimilabili al refoulement.
Raccomandazioni sul Memorandum Italia–Libia
L’Italia dovrebbe:
• rivedere l’attuazione del Memorandum del 2017 per garantire piena conformità alla Convenzione;
• istituire un meccanismo efficace per monitorare le condizioni dei migranti in Libia;
• indagare e perseguire tutti i casi di “respingimenti privatizzati”, con sanzioni adeguate.
Detenzione amministrativa nei CPR
Il Comitato esprime seria preoccupazione per:
• uso eccessivo della forza e maltrattamenti da parte dei gruppi di intervento (Interforze);
• condizioni degradanti, strutture fatiscenti e assenza quasi totale di attività significative;
• inadempienze dei gestori privati, nonostante gli obblighi previsti nei bandi;
• presenza, negli stessi centri, di persone con precedenti penali e persone senza alcuna storia criminale;
• cauzioni troppo elevate (2.500–5.000 euro) per evitare la detenzione;
• estensione della detenzione fino a 18 mesi con il DL 124/2023.
Raccomandazioni sui CPR
Lo Stato parte dovrebbe:
(a) Usare la detenzione solo come ultima risorsa, per il tempo più breve possibile. (b) Aumentare l’uso di misure alternative e valutare la capacità economica delle persone nel fissare le cauzioni. (c) Indagare e perseguire tutti i casi di tortura, maltrattamenti e uso eccessivo della forza. (d) Garantire condizioni adeguate e separare persone con precedenti penali da chi non ne ha.
Esternalizzazione delle procedure d’asilo (Protocollo Italia–Albania)
Il Comitato esprime preoccupazione per la conclusione e l’attuazione del Protocollo tra Italia e Albania del 6 novembre 2023 sulla cooperazione in materia migratoria. In particolare, il Comitato segnala:
• l’applicazione di procedure accelerate per i richiedenti asilo detenuti sotto giurisdizione italiana in Albania;
• ostacoli all’accesso alle garanzie procedurali, come informazione, assistenza legale, supporto psicologico, sociale e umanitario;
• difficoltà per i detenuti nel partecipare pienamente alle proprie procedure d’asilo;
• l’importanza della presenza fisica dei richiedenti davanti ai loro avvocati e ai giudici per prevenire tortura e maltrattamenti;
• carenze nelle procedure di pre screening prima del trasferimento, che hanno portato allo spostamento all’estero di persone con vulnerabilità multiple.
Raccomandazioni sul Protocollo Italia–Albania
Lo Stato parte dovrebbe:
(a) Rivedere gli accordi del Protocollo per garantire tutte le tutele fondamentali contro tortura e maltrattamenti, assicurando:
• visite da parte delle autorità italiane e del meccanismo nazionale di prevenzione nei centri in Albania;
• accesso senza ostacoli a avvocati indipendenti, sia da remoto che in presenza;
• accesso a supporto psicologico, sociale e umanitario equivalente a quello garantito in Italia;
• partecipazione effettiva alle procedure d’asilo, anche in presenza.
(b) Chiarire le responsabilità dell’Italia verso i detenuti all’estero, incluse:
• indagini su torture (art. 12),
• ricezione di denunce (art. 13),
• garanzia di riparazione (art. 14),
• risposte ai ricorsi individuali (art. 22).
(c) Astenersi dal trasferire richiedenti asilo detenuti fuori dal territorio italiano senza:
• uno screening individuale completo delle vulnerabilità,
• possibilità di ricorso contro la decisione di trasferimento,
• formazione adeguata del personale coinvolto nell’identificazione di vittime di tortura e persone vulnerabili.
Trattamenti crudeli, inumani o degradanti
Il Comitato prende nota della Dichiarazione congiunta presentata dall’Italia e da altri 26 Stati membri del Consiglio d’Europa il 10 dicembre 2025, secondo cui:
la portata del concetto di “trattamento inumano e degradante” dovrebbe essere limitata ai casi più gravi, per non impedire agli Stati di adottare decisioni proporzionate in materia di espulsioni, rimpatri o estradizioni, anche quando riguardano condizioni sanitarie o carcerarie.
Il Comitato è preoccupato perché:
• pur riconoscendo l’assolutezza del divieto,
• l’Italia sembra sostenere che la sua applicazione debba essere soggetta a valutazione di proporzionalità,
• anche in casi riguardanti salute o condizioni detentive.
Raccomandazione sul divieto assoluto
L’Italia deve:
• rispettare l’assolutezza del principio di non refoulement,
• applicarlo in modo non discriminatorio,
• riconoscere che il divieto di tortura e trattamenti crudeli, inumani o degradanti non ammette deroghe.
Giurisdizione universale
Il Comitato prende atto che gli articoli 7–10 del Codice Penale prevedono la giurisdizione universale, ma rileva che:
• i procuratori italiani la applicano raramente,
• anche per mancanza di esperienza e formazione.
Accoglie positivamente:
• la sentenza n. 149 del 28 maggio 2020 del Tribunale di Messina, che ha condannato tre persone a 20 anni per torture contro migranti nel campo di Zawiya (Libia).
Il Comitato nota inoltre:
• la decisione della Camera preliminare della Corte Penale Internazionale del 17 ottobre 2025, che ha dichiarato l’Italia inadempiente per non aver arrestato e consegnato Osama Elmasry Njeem, accusato di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, inclusa tortura.
Raccomandazioni sulla giurisdizione universale
L’Italia dovrebbe:
• rafforzare l’applicazione della giurisdizione universale contro chiunque sia sospettato di tortura e si trovi sul territorio italiano,
• oppure procedere all’estradizione;
• fornire formazione continua a procuratori, giudici e funzionari competenti.
Condizioni di detenzione
Il Comitato, pur riconoscendo gli sforzi dell’Italia per migliorare le infrastrutture carcerarie, esprime forte preoccupazione per:
• sovraffollamento fino al 138%;
• migliaia di detenuti con meno di 4 m² a testa;
• condizioni materiali deteriorate;
• accesso ridotto ad attività educative, ricreative e lavorative;
• accesso insufficiente alle cure mediche;
• violenza tra detenuti;
• carenza di personale, che ostacola la sicurezza dinamica;
• gestione inadeguata della salute mentale, basata soprattutto su farmaci;
• detenuti con disturbi psichiatrici trattenuti a lungo in attesa di trasferimento in strutture specializzate.
Raccomandazioni sulle condizioni detentive
L’Italia dovrebbe:
(a) Continuare a migliorare le condizioni materiali e ridurre il sovraffollamento, anche tramite:
• maggiore uso di misure alternative,
• assunzione di personale qualificato,
• attuazione delle regole ONU (Mandela Rules, Tokyo Rules, Bangkok Rules).
(b) Garantire il diritto alla salute dei detenuti, tramite:
• risorse adeguate,
• più professionisti specializzati in salute mentale,
• trasferimenti tempestivi in strutture idonee.
(c) Rafforzare l’accesso a programmi di riabilitazione e reinserimento.
Regime detentivo speciale (41 bis) e isolamento
Il Comitato prende atto delle informazioni fornite dall’Italia riguardo al regime detentivo speciale previsto dall’articolo 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Tuttavia, esprime preoccupazione per:
• l’ampia applicazione del regime 41 bis;
• la durata prolungata delle misure restrittive;
• la limitata possibilità di contatto umano, anche con familiari;
• l’uso dell’isolamento come misura disciplinare o di gestione;
• il rischio che tali condizioni possano costituire trattamento inumano o degradante.
Il Comitato nota inoltre che l’articolo 72 del Codice Penale consente l’isolamento fino a tre anni, una durata incompatibile con gli standard internazionali.
Raccomandazioni sul 41 bis e sull’isolamento
L’Italia dovrebbe:
• limitare rigorosamente l’applicazione del 41 bis, assicurando che sia usato solo quando strettamente necessario;
• garantire che le misure restrittive siano proporzionate, motivate e soggette a revisione periodica;
• abolire l’articolo 72 del Codice Penale, che consente l’isolamento fino a tre anni;
• assicurare che l’isolamento non superi mai i 15 giorni consecutivi, in linea con le Regole Mandela;
• garantire che l’isolamento non sia applicato a persone con disabilità psicosociali.
Morti in custodia
Il Comitato esprime seria preoccupazione per:
• l’elevato numero di suicidi nelle carceri italiane;
• la mancanza di un sistema efficace di prevenzione del suicidio;
• ritardi nelle autopsie e nelle indagini;
• mancanza di trasparenza e comunicazione con le famiglie;
• casi in cui le autorità non hanno garantito un’indagine rapida, imparziale e approfondita.
Il Comitato ricorda che lo Stato ha l’obbligo di proteggere la vita delle persone sotto la sua custodia.
Raccomandazioni sulle morti in custodia
L’Italia dovrebbe:
• garantire indagini immediate, indipendenti e approfondite su ogni morte in custodia;
• assicurare che le famiglie ricevano informazioni tempestive e complete;
• rafforzare i programmi di prevenzione del suicidio, con personale formato e protocolli chiari;
• garantire che le autopsie siano eseguite da esperti indipendenti e in tempi rapidi;
• assicurare che i responsabili di negligenze o omissioni siano perseguiti.
Indagini su tortura e maltrattamenti
Il Comitato riconosce che l’Italia ha introdotto il reato di tortura nel 2017, ma rimane preoccupato perché:
• le indagini su presunti maltrattamenti da parte delle forze dell’ordine sono spesso lente;
• gli agenti coinvolti non vengono sempre sospesi durante le indagini;
• mancano meccanismi indipendenti per investigare sugli abusi della polizia;
• le vittime incontrano ostacoli nel presentare denunce;
• in alcuni casi, le autorità hanno classificato i fatti come reati minori, evitando l’applicazione del reato di tortura.
Raccomandazioni sulle indagini
L’Italia dovrebbe:
• garantire che tutte le denunce di tortura e maltrattamenti siano indagate da organi indipendenti;
• sospendere gli agenti coinvolti fino alla conclusione delle indagini;
• assicurare che i reati siano qualificati correttamente e non derubricati;
• proteggere le vittime da ritorsioni;
• garantire che i responsabili ricevano pene proporzionate alla gravità dei fatti.
Criminalizzazione dei difensori dei diritti umani
Il Comitato esprime preoccupazione per:
• procedimenti giudiziari e sanzioni amministrative contro ONG impegnate nel soccorso in mare;
• la legge n. 15/2023 e la legge n. 80/2025, considerate vaghe e potenzialmente punitive verso chi presta assistenza umanitaria;
• episodi in cui attivisti, volontari e operatori sociali sono stati oggetto di intimidazioni o maltrattamenti durante arresti o controlli.
Raccomandazioni sui difensori dei diritti umani
L’Italia dovrebbe:
• garantire che ONG e operatori umanitari possano svolgere il proprio lavoro senza intimidazioni;
• rivedere la legislazione che potrebbe criminalizzare attività umanitarie legittime;
• assicurare che le forze dell’ordine ricevano formazione sui diritti umani;
• indagare su eventuali abusi contro difensori dei diritti umani.
Uso della forza da parte della polizia
Il Comitato è preoccupato per:
• casi documentati di uso eccessivo della forza;
• mancanza di trasparenza nelle indagini;
• assenza di identificativi visibili sugli agenti in alcune operazioni;
• episodi di violenza durante manifestazioni pubbliche.
Raccomandazioni sull’uso della forza
L’Italia dovrebbe:
• garantire che l’uso della forza sia sempre necessario, proporzionato e conforme agli standard internazionali;
• assicurare che gli agenti portino identificativi visibili;
• rafforzare la formazione su de escalation e tecniche non violente;
• garantire indagini indipendenti su ogni uso eccessivo della forza.
Formazione delle forze dell’ordine e del personale pubblico
Il Comitato prende atto delle informazioni fornite dall’Italia riguardo ai programmi di formazione su:
• prevenzione della tortura,
• diritti umani,
• uso proporzionato della forza,
• gestione dei detenuti,
• identificazione delle persone vulnerabili.
Tuttavia, il Comitato osserva che:
• la formazione non è uniforme in tutto il territorio;
• non tutti gli operatori ricevono aggiornamenti periodici;
• manca una valutazione sistematica dell’efficacia dei programmi formativi.
Raccomandazioni sulla formazione
L’Italia dovrebbe:
• garantire programmi di formazione obbligatori e continuativi per tutto il personale coinvolto nella custodia, nell’arresto e nell’interrogatorio;
• includere moduli specifici sulla Convenzione contro la tortura, sulle Regole Mandela e sulle Regole Bangkok;
• formare il personale sanitario sulla documentazione delle torture secondo il Protocollo di Istanbul;
• valutare regolarmente l’impatto della formazione.
Riparazione e risarcimento alle vittime
Il Comitato nota che l’Italia ha previsto alcune forme di risarcimento, ma rileva:
• l’assenza di un quadro normativo completo per la riparazione integrale delle vittime di tortura;
• difficoltà nell’accesso ai servizi di riabilitazione;
• mancanza di programmi specializzati per vittime di tortura, in particolare tra i migranti.
Raccomandazioni sulla riparazione
L’Italia dovrebbe:
• garantire che tutte le vittime di tortura abbiano accesso a riparazione adeguata, inclusi risarcimento, riabilitazione e supporto psicologico;
• istituire programmi specializzati per vittime di tortura, anche nei centri per migranti;
• assicurare che i servizi siano accessibili, gratuiti e culturalmente adeguati.
Violenza di genere
Il Comitato riconosce gli sforzi dell’Italia contro la violenza di genere, ma rimane preoccupato per:
• l’alto numero di casi di violenza domestica e femminicidio;
• ritardi nelle misure di protezione;
• insufficiente coordinamento tra forze dell’ordine, servizi sociali e magistratura;
• mancanza di rifugi e servizi adeguati in alcune regioni.
Raccomandazioni sulla violenza di genere
L’Italia dovrebbe:
• rafforzare la prevenzione e la protezione delle vittime;
• garantire risposte rapide e coordinate;
• aumentare i fondi per i centri antiviolenza;
• assicurare formazione specifica per polizia, magistrati e operatori sanitari.
Traffico di esseri umani
Il Comitato riconosce il Piano nazionale contro la tratta, ma segnala:
• difficoltà nell’identificazione delle vittime, soprattutto tra i migranti;
• insufficiente protezione per le vittime che non collaborano con le autorità;
• rischi di rimpatrio verso Paesi dove potrebbero subire violenze.
Raccomandazioni sulla tratta
L’Italia dovrebbe:
• migliorare l’identificazione delle vittime;
• garantire protezione indipendentemente dalla collaborazione con le autorità;
• assicurare che nessuna vittima sia rimpatriata verso situazioni di rischio.
Minori stranieri non accompagnati
Il Comitato è preoccupato per:
• ritardi nella nomina dei tutori;
• condizioni inadeguate in alcune strutture di accoglienza;
• casi di minori erroneamente classificati come adulti;
• rischio di sparizione dei minori dalle strutture.
Raccomandazioni sui minori
L’Italia dovrebbe:
• garantire la nomina tempestiva dei tutori;
• migliorare le condizioni delle strutture;
• assicurare procedure affidabili per la determinazione dell’età;
• prevenire le sparizioni e proteggere i minori vulnerabili.
Raccolta dati
Il Comitato osserva che:
• i dati su tortura, maltrattamenti, uso della forza, detenzione e violenza di genere sono incompleti o non uniformi;
• manca un sistema centralizzato di raccolta dati.
Raccomandazioni sulla raccolta dati
L’Italia dovrebbe:
• istituire un sistema nazionale di raccolta dati disaggregati su:
o tortura e maltrattamenti,
o uso della forza,
o detenzione,
o violenza di genere,
o tratta,
o espulsioni e respingimenti;
• garantire che i dati siano pubblici e aggiornati.
Diffusione del rapporto
Il Comitato raccomanda all’Italia di:
• diffondere ampiamente il rapporto e le presenti osservazioni;
• tradurli nelle lingue più diffuse tra le comunità migranti;
• coinvolgere la società civile nella loro attuazione.
Prossimo rapporto periodico
L’Italia deve presentare il suo ottavo rapporto periodico entro il 28 aprile 2030. Il Comitato invita l’Italia a utilizzare la procedura di rendicontazione semplificata.