Massimo, una persona non un pregiudicato

02 Jul 2026 Redazione

“Un pregiudicato di etnia Rom” hanno titolato in modo molto sbrigativo, semplicistico e irresponsabile molti dei giornali usa e getta, quelli che ormai si scrollano come sullo schermo di uno smartphone.

"Nessuno è perfetto, ma la tua generosità e l’amore che hai regalato alla nostra associazione resteranno per sempre nei nostri cuori. Grazie per tutto quello che ci hai donato. Ci mancherai". Con queste parole invece parliamo noi, volontarie e volontari di Voci di dentro, per ricordare la persona e non il reato. "Un controcanto" che deriva dalla conoscenza dei meccanismi dell’esecuzione penale e dal contatto quotidiano con le persone, con l’incertezza, la paura del giudizio, del pregiudizio e i bisogni pratici di chi ha sbagliato.

Massimo è morto ieri sera, schiantato sull’asfalto a seguito di un tragico incidente le cui dinamiche sono ancora da accertare, mentre faceva ritorno al carcere di Pescara dove era recluso in regime di semilibertà. Un inseguimento dei Carabinieri e la fuga verso la morte. Qualcosa è scattato nella sua mente, probabilmente la paura di perdere la fiducia che si era guadagnato. Non lo sapremo mai. Potremmo gridare al nuovo caso Ramy, il 19enne deceduto in un incidente in via Ripamonti a Milano al termine di un lungo inseguimento da parte dei Carabinieri, scattato dopo che il mezzo non si era fermato a un posto di blocco. Preferiamo attendere gli sviluppi delle indagini e, nel frattempo, ricordare il ragazzone di buon cuore, Massimo grande e ingombrante.

Aveva una parola su tutto e per tutto, molto personale e controcorrente come è Voci di dentro. Appianava scontri, risolveva a modo suo piccoli o grandi problemi. E aiutava tutti, scrivendo per altri istanze e ricorsi. Un po' per alimentare il suo ego. Ma non importa, Massimo c'era. Con parole e consigli. Magari anche sbagliando. Ma chi è che non ha difetti? Arriva in associazione alle 9 del mattino, alle volte anche prima e sempre col suo sorriso, cantando, e con tanta voglia di vita. Insieme a tutti noi che considerava un pezzo della sua famiglia. Stava scontando la pena inflittagli rispettando le regole imposte dalla misura di cui beneficiava e partecipava assiduamente alle attività proposte dalla nostra associazione, insieme a tante altre persone che hanno avuto accesso a una misura alternativa e ci sono state affidate.

L'errore di un attimo, una reazione automatica... e di nuovo in pochi secondi, come 14 anni fa, peggio di 14 anni fa, si è giocato la vita. Un peccato... perché aveva ancora molto da dare. Massimo non era un pregiudicato di etnia Rom. Massimo era una persona.