Al 19 agosto l’indice di sovraffollamento nelle carceri è pari al 141,3%, 6,9 punti in più rispetto a un anno fa, come riporta il sito “sovraffollamento carcerario” curato da Marco Dalla Stella che raccoglie ed elabora in tempo reale i dati pubblicati dal ministero della Giustizia “per misurare quante persone vivono negli istituti penitenziari italiani e quanti posti ci sono davvero”. Il dato che emerge non lascia spazio ad interpretazioni: gli ospiti delle nostre carceri sono 65.272 a fronte di 46.192 posti realmente disponibili, pertanto 19.080 persone sono incarcerate oltre la capienza regolamentare.I dati provengono dalle schede di trasparenza dei circa 190 istituti penitenziari italiani, aggiornate con maggiore frequenza rispetto ai bollettini mensili e contenenti informazioni aggiuntive - come i posti non disponibili - che permettono di calcolare il sovraffollamento reale. In 80 istituti il sovraffollamento reale è pari o superiore al 150%: almeno tre persone ogni due posti. Il caso più grave è Lucca, dove l’indice raggiunge il 241,0%.
Troppi detenuti.
“Ma troppi rispetto a cosa?” si chiedono al ministero della Giustizia con un articolo dal titolo pretenzioso: Sovraffollamento carcerario: cos’è e come si calcola.
L’analisi, firmata da Francesco Picozzi , Primo dirigente del Corpo di Polizia penitenziaria, attualmente in servizio presso l’Ufficio legislativo del Ministero della giustizia, cultore della materia “diritto penitenziario” nelle Università di Bergamo e Roma La Sapienza nonché di diritto costituzionale nell’Università di Bergamo”, si inerpica in un ragionamento a dir poco contorto e addirittura sostiene che i risarcimenti ex art. 35 ter O.P. riconosciuti dalla magistratura di Sorveglianza sono frutto della “benevolenza” dei giudici italiani rispetto a quanto previsto dalla Corte Europea.
In concreto, stando al suo ragionamento, l’accatastamento di corpi diventa una questione semantica: “L’argomento centrale dei nostri supremi giudici - scrive - è che, tanto in italiano quanto in francese, i sostantivi “mobile” e “meuble” indicherebbero «un oggetto che può essere spostato, che è, appunto, mobile» (nel senso di facilmente amovibile), come «il tavolino, le sedie, i letti singoli», mentre «gli armadi o i letti a castello» non potrebbero essere definiti “mobili” perché tendenzialmente fissi al suolo”. Tuttavia, prosegue, questa lettura della regola elaborata dalla Corte EDU, per stessa ammissione della suprema Corte italiana, non sarebbe praticabile rispetto alla versione in inglese della sentenza Mursic, che parla in modo chiaro di «furniture»; termine che, avendo radice diversa da meuble, non allude affatto alla possibilità di spostare l’oggetto.
Sovraffollamento? Dipende.
“Poiché prevede lo scomputo di una parte degli arredi, il criterio elaborato dalla Cassazione finisce per assicurare ai detenuti una tutela più ampia di quella garantita in sede europea: i nostri giudici riconoscono la lesione dei diritti del recluso anche in casi nei quali la Corte di Strasburgo non farebbe altrettanto” scrive Picozzi. “Il numero elevato di risarcimenti da sovraffollamento viene talora addotto come prova della particolare gravità della situazione italiana nel contesto del vecchio continente; ma quel dato dipende, almeno in parte, anche dalla peculiare metrica adottata dai nostri giudici, e non dalle sole condizioni reali delle carceri” conclude l’estensore dell’articolo.
6.539 le ordinanze di accoglimento di reclami ex art. 35-Ter O. P.
“Nelle carceri italiane siamo dinanzi ad una gravissima emergenza umanitaria strutturale, aggravata dalle ondate di caldo di quest’estate, senza che le politiche governative offrano alcuna soluzione efficace e, anzi, andando in alcuni casi ad aggravare le criticità”. Ad offrire questo quadro è il rapporto di metà anno 2026 dell’Associazione Antigone nel quale si legge che nel 2025 sono state 6.539 le ordinanze di accoglimento di reclami ex art. 35-Ter O. P. per le condizioni inumane e degradanti, + 12% rispetto all’anno precedente. Il meccanismo di tutela, introdotto nell’ordinamento Penitenziario a seguito della storica sentenza Torreggiani, prevede la riduzione di un giorno di pena per ogni dieci giorni trascorsi in celle nelle quali non è stato garantito lo spazio minimo vitale oppure un indennizzo economico (8 euro al giorno).
Emblematica la situazione in Lombardia. “A Pavia lo spazio vitale è talmente ridotto da costringere i detenuti a spostare temporaneamente i letti all’esterno durante il giorno per recuperare lo spazio calpestabile minimo. Non va meglio a Brescia Canton Mombello: ci sono stanzoni in cui erano presenti 12 persone con un solo bagno. Il sovraffollamento rende carenti anche gli arredi per tenere gli oggetti personali. Monza: nella Sezione 6 viene rilevato che, a causa dello spazio insufficiente, i detenuti sono costretti a cucinare nei corridoi e le brande pieghevoli (terzi letti) vengono spesso posizionate direttamente nei corridoi per consentire il movimento all’interno delle celle. Voghera: nei cameroni sono presenti dieci persone contemporaneamente con tre file composte da tre letti a castello e un letto singolo” si legge nel rapporto di Antigone che riguardo al sovraffollamento conferma “un quadro di detenzione degradante in costante crescita, confermato anche dalle attività di monitoraggio sul campo”.
Metro, squadra e livella
“E dunque siamo tornati a metro, squadra e livella: quando altro non si sa fare, in Italia si finisce sempre lì. Stiamo di nuovo a contare i metri quadri, a sottrarre gli arredi inamovibili, a verificare le ore di aperture delle camere, per capire se il modello sardina perseguito più o meno scientemente dal Governo e dalla sua silente amministrazione penitenziaria rispetta i parametri di dignità imposti dalla Corte europea dei diritti umani” scrive Stefano Anastasia, Garante dei detenuti della Regione Lazio giunto alla fine del secondo mandato.
La tecnologia arriva in soccorso.
“Ciao, sono la prima Intelligenza Artificiale specializzata in Diritti delle persone detenute. Per la detenzione in condizioni disumane e degradanti hai diritto a un risarcimento, la nostra IA può aiutarti a preparare l’istanza”. È questo il messaggio che introduce la possibilità di generare il reclamo ex art. 35-Ter da presentare al magistrato di Sorveglianza. Un sistema intuitivo, semplice e gratuito, messo a punto dall’associazione Movimento Italiano Diritti Detenuti.
“In Italia esiste una frattura profonda tra ciò che è scritto sulla carta e ciò che accade dietro le sbarre, dice la presidente Giulia Troncatti. Il paradosso è che lo Stato, nel momento in cui punisce chi ha violato la legge, finisce per violare la propria legge fondamentale”.