Carcere-Medusa, vittima, carnefice e mostro

21 Dec 2025 Redazione

L'editoriale del numero di dicembre 2025 del direttore Francesco Lo Piccolo

Nel numero di settembre di un anno fa avevamo parlato del carcere come Scena del crimine, come il luogo che si converte in delittuoso, nella doppia valenza di contenitore e attore di delitti. Ma non solo, con quell’espressione Scena del crimine intendevamo dire che nell’istituzione carcere si materializza quello che non si deve materializzare, si rende cioè evidente il suo DNA: violenza dentro le sue mura, mancato riconoscimento della dignità della persona e dei suoi diritti (affetti, salute, lavoro), tortura e morte occulta.
In questo numero di Voci di dentro aggiungiamo un altro concetto altrettanto potente e simbolico, quello del carcere come Medusa. Vittima e carnefice e poi mostro. Entità che tutto e ovunque guarda e tutto e ovunque blocca. L’intuizione, nata come sempre in redazione, è partita dalle storie di detenuti e ex detenuti che a più voci hanno raccontato che  in cella si è costretti continuamente a non esternare i propri sentimenti e a tenere a freno il più possibile le emozioni. Comportamenti e atteggiamenti che alla lunga cambiano la persona al punto che anche quando si esce, dopo mesi o anni a diretto contatto con il dolore degli altri, con il sangue (le persone che si tagliano) e con la morte (76 i suicidi dall’inizio di quest’anno) si diventa insensibili e freddi. Reduci di carcere come reduci di guerra, vittime e mutilati. Bloccati nello stereotipo che viene messo addosso. Vittime del Carcere-Medusa, del suo sguardo che pietrifica, imprigiona e raggela, mettendo la vita tra parentesi, arrestando la vita biologica di chi vi finisce dentro. Vittime del suo sguardo, quello volto all’interno, ai detenuti che abitano il carcere.
Uno sguardo, quello del Carcere-Medusa, che al tempo stesso può rivolgersi anche al fuori, alla società, la quale per non venire a sua volta pietrificata è costretta a non guardare, a rimuovere questa Entità che tutto e ovunque guarda e tutto e ovunque blocca perché mostruosa nonostante ne sia continuamente attratta quasi in modo morboso: da una parte il continuo rifiuto di qualunque riforma o addirittura clemenza inutilmente invocata, dall’altra le tante leggi e pacchetti sicurezza, leggi carcero-centriche di questi anni che attraverso supposte necessità emergenziali hanno raddoppiato la popolazione detenuta (da 30 mila nel 1975 all’epoca della riforma dell’ordinamento penitenziario ai 63 mila di oggi). Rimozione e attrazione appunto. 
In entrambi i casi (sia lo sguardo all’interno che lo sguardo all’esterno) resta lo sguardo che uccide, irreversibile e totalizzante. Lo sguardo che immobilizza la vita, il corpo ma anche la mente, il ragionamento stesso.
Ma Carcere-Medusa è al tempo stesso vittima (come lo è quella del mito, Gorgone punita da Atena dopo la violenza subita da Poseidone e costretta a diventare mostro con i capelli di serpente e dallo sguardo che pietrifica). Vittima prima e subito dopo quando è condannata all’isolamento, alla solitudine, senza amici o affetti, e conseguentemente costretta a vedere attorno a sé solo nemici. Carcere-Medusa diviene così vittima di una ideologia che ha fatto del carcere una istituzione di protezione dal male e di correzione dell’individuo quando è solo strumento di repressione di gruppi e talvolta di intere classi ritenute pericolose per chi detiene il potere. E infine simbolo dei nostri tempi di atrocità, genocidi, guerra, al punto che oggi media e potere guardano nello stesso modo e con la stessa forza e capacità di costrizione fisica con cui guarda Medusa. Come nemici vengono guardati e stigmatizzati per sempre i detenuti; come nemici vengono guardati i migranti, i palestinesi… nemici che vengono irreversibilmente pietrificati, resi impotenti, annientati. Senza più diritti, messi al bando assieme alle protezioni internazionali che ci siamo dati dopo la tragedia della seconda guerra mondiale. E la guerra diventa pace.
E la guerra diventa pace. Mentre in carcere si compiono stragi di vite come qui raccontano detenuti e familiari, mentre il Dap stravolge leggi e emana circolari, mentre la Costituzione diventa carta straccia come scriviamo nelle pagine che seguono, mentre gli uomini sono bloccati dai fili spinati e le merci, persino massi da 12 tonnellate, passano tranquillamente mari e frontiere. Mentre a Gaza si compie una nuova Auschwitz, mentre è alle porte dell’Europa un Natale di guerra e i media facilmente manipolati da poteri finanziari e militari cercano di spingere tutti, resi sonnambuli e ciechi, verso una possibile Apocalisse.