Detenzione domiciliare fino a 8 anni per tossicodipendenti e alcoldipendenti, il ddl è legge
29 Jul 2026 Claudio BottanCon 153 sì, 42 no e 82 astenuti la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulla detenzione domiciliare dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti che aderiscono a un programma di recupero. Il provvedimento prevede una particolare detenzione domiciliare fondata sull'adesione a programmi di cura in caso di condanna non superiore a otto anni, salvo alcune eccezioni. La maggioranza ha votato a favore, le opposizioni, invece, si sono astenute concordando in linea di massima con il principio della legge ma rilevandone diverse criticità, fatta eccezione del Movimento 5 stelle che si è schierato per il no insieme a Futuro Nazionale con Roberto Vannacci.
Far scontare la pena in comunità ai detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti con una condanna non superiore a otto anni. È questo l’obiettivo del decreto legge approvato definitivamente il 29 luglio, in piena estate, la stagione più critica per le condizioni delle carceri con un sovraffollamento che sfiora il 140%.
Questo ddl modifica la legge 309/90 inserendo due nuovi articoli. Con il 94 ter e il 94 quater si crea un nuovo modello di «esecuzione della pena non carceraria ma pur sempre detentiva», come certifica la relazione introduttiva. In pratica, la nuova legge prevede che le persone condannate a pene fino a 8 anni di carcere o 4 anni per i reati “ostativi”, se tossicodipendenti o alcoldipendenti fin dal momento del crimine, possano scontare la pena in comunità terapeutiche o strutture idonee alla detenzione, previo parere del Serd e sottoponendosi ad un programma riabilitativo ad hoc.
A certificare la dipendenza del detenuto sarà una commissione composta, tra gli altri, anche da personale del provveditorato regionale del Dap e a decidere sulla richiesta sarà il magistrato di Sorveglianza. La nuova misura si affianca all’affidamento in prova al servizio sociale, già previsto per condanne fino a sei anni.
Per il ministero potrebbero uscire così dalle carceri 5 mila detenuti. Non è chiaro come, se la stessa legge prevede al momento solo «500 posti letto da considerare aggiuntivi rispetto al più ampio sistema ricettivo sanitario». Ad oggi non è dato sapere quali siano le strutture accreditate per le quali il ministero aveva annunciato la pubblicazione di un elenco. Rimane poi l’incognita sui fondi stanziati: «Troppo pochi, 20 milioni di euro», sottolinea la responsabile giustizia del Pd Debora Seracchiani. Mentre la vice presidente della commissione Giustizia del Senato Ilaria Cucchi pone l’accento, tra le altre cose, sullo stravolgimento della funzione delle comunità terapeutiche trasformate così in piccole carceri.
Ad ostacolare l'attuazione delle nuove norme, permangono le note criticità rappresentate dalla carenza di organico negli uffici della magistratura di Sorveglianza e lo “scollamento” tra ministero della Giustizia e Dap. Il rischio è che, mentre si annunciano nuove “'task force” e “tavoli di lavoro” per affrontare l'emergenza, aumenti il numero di malati che escono dal carcere con il carro funebre.