Fine vita è il titolo di questo nuovo numero di Voci di dentro. Titolo adatto per rappresentare Patricia (nell’immagine in copertina) e la sua storia, che è una storia spesso simile a quella di tante altre donne vittime della tratta. Partita giovanissima dalla Nigeria, arrivata in Italia nella speranza di un lavoro e di una buona vita, Patricia ha visto la sua esistenza presto trasformata in una vita ai margini, tra prostituzione, droga e malattie. Storia di sfruttamento la sua, conclusa in carcere, inghiottita da quelle mura fino a trovarne la morte il 12 gennaio di quest’anno all’età di 54 anni. Scoperta e raccontata in un articolo-inchiesta da Claudio Bottan, la storia di Patricia è accompagnata da un disegno di Marco Ruggieri (Alien8) che in una bellissima tavola la ritrae con Papa Francesco al termine della messa del Giovedì Santo nel penitenziario femminile di Rebibbia lo scorso marzo. L’immagine è forte, è la stessa della copertina, c’è quella mano del Papa che si posa delicatamente sul volto di Patricia, come per consolarla. Forse l’ultimo gesto d’amore avuto nella sua vita.
Ma, fine vita riguarda anche tanto altro: rappresenta questi tempi sempre più bui dove la solidarietà non è più di casa e le speranze di accoglienza e di pace vengono sopraffatte da discriminazione e razzismo, nazionalismo, cultura della violenza, infine da un osceno “spirito guerriero” in cerca di emergenze, pericoli, nemici. Fine vita ci appare come lo sbocco finale di una folle corsa che non risparmia più nessuno, che inneggia a una sorta di “Korpo a Korpo”, e che non lascia più spazio alla ragione, trasformando le parole, modificandone il senso. Come nel romanzo di Orwell 1984, ecco che “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”. E da Gaza a Kiev comanda solo la forza.
Fine vita per noi è anche il carcere, istituzione totale che annulla ogni cognizione del tempo e dove si è quotidianamente torturati (fisicamente e mentalmente) con un solo effetto: se non si muore prima (tra suicidi o per altre cause sono 58 i morti quest’anno, 246 sono stati l’anno scorso, 241 tre anni fa, 212 nel corso del 2022...), quando si viene rilasciati si finisce a stordirsi di pasticche e droghe come fanno in tanti oggi fino a venire presi e ridotti a fantasmi, invisibili, o a tornare dentro. Scrive Carmelo Cantone alle pagine 12 e 13 di questo numero di Voci di dentro: “È una fine il fallimento personale di chi conosce l’arresto e la condanna… Ma quando comunque la detenzione interrompe un percorso perdente si parlerà della fine di qualcosa. La disperazione, il senso di fallimento a volte fanno sì che ci si trovi davanti ad una fine definitiva”.
A meno che non si arrivi, perché per noi ormai è arrivato il tempo, al fine vita del carcere, di questa istituzione moderna che non ha nulla di moderno e che è solo emblema di patogenicità, inefficacia e disumanità.
Disumanità diventata padrona del mondo, come è disumano il mancato riconoscimento del diritto al fine vita assistito, di essere aiutati a morire senza soffrire, unico fine vita che ha veramente senso, perché, come dice Serena nella sua ultima lettera pubblicata dall’Associazione Luca Coscioni per la campagna “Liberi subito”: “Quando cominci a sentire la sofferenza oltre a quella fisica ma dentro l’anima, capisci allora che anche la tua anima deve avere il diritto di essere rispettata con la dignità che merita. Questo è ciò che nessuno può toglierti e non deve mai accadere… libera”.
Buona lettura, con una sola speranza: un nuovo inizio.
E con un ringraziamento particolare alla mia cara amica Simona Anedda. Voleva il mondo e l’ha conquistato, esplorato, vissuto fino in fondo. Finché riusciva a muovere le braccia ha donato un acquerello in cambio di un posto letto negli ostelli del mondo. Anche in sedia a rotelle, quando è arrivato il momento di sedersi comoda, ha trovato la forza per dipingere le sensazioni con la mente regalandoci i suoi racconti.
Ora la nostra volontaria Simona non muove un dito, fatica a respirare e ha bisogno di assistenza continua, ma riesce, dopo trent’anni, a mettere insieme i suoi colleghi e amici dell’Accademia di Belle Arti di Roma (Lidia Bruno, Roberta Coni, Patrizia Langher, Kourosh Nouri) che hanno voluto donarci le loro immagini, e che trovate in questo numero, per rendere omaggio alla loro amica speciale.
Francesco Lo Piccolo