Quella volta dal papa con don Silvano

14 Dec 2025 Claudio Bottan

Il ricordo di quella volta accanto a Papa Francesco il 6 novembre 2016, Anno Santo della Misericordia. L'evento speciale in occasione del Giubileo straordinario.

“Qualcuno di voi sarà molto vicino a Papa Francesco”. Viaggiavamo in treno diretti a Roma dove ci attendeva un evento speciale in occasione del Giubileo straordinario del 2016. Il ‘don’ girava tra i vagoni assicurandosi che le sue ‘pecore nere’ stessero bene prima di anticipare ciò che le aspettava. Qualcuno aveva già usufruito di permessi, altri erano in carcere da anni e affrontavano per la prima volta la paura della libertà. I finestrini del treno restituivano violente immagini di normalità alle quali nessuno era abituato. Dai sedili posteriori si avvertiva la presenza discreta delle educatrici e dei volontari che avevano contribuito a realizzare un sogno. Una sola ‘guardia’, in borghese, e il direttore del carcere di Busto Arsizio, avrebbero accompagnato il viaggio della speranza. E poi, in un angolo, madre Augusta, ‘ Il generale’, silente e riflessiva.
Arrivati a San Pietro siamo stati catapultati nella realtà che ci attendeva: il giorno successivo ognuno di noi avrebbe avuto un ruolo accanto a papa Francesco, era questa la sorpresa: qualcuno a reggere il Vangelo, altri a curare la vestizione del pontefice, qualcuno a leggere le scritture, altri ancora a versare l’acqua. Con noi c’era anche Issam tra i chierichetti della speranza, il detenuto musulmano che ha voluto rendere omaggio a Bergoglio e ha avuto l’opportunità di essergli accanto durante la vestizione.
La notte del sabato è trascorsa nel dormi veglia: troppe emozioni, tutte insieme, da smaltire. Un sacco di ‘prime volte’. Per la prima volta le persone detenute condividevano cena e colazione con chi aveva il compito istituzionale di valutarne la ‘progressione’ nel trattamento. 
La domenica del Giubileo straordinario dei detenuti è stata un momento indimenticabile per tutti: per i chierichetti di papa Francesco e, soprattutto, per don Silvano, quel prete di galera che si asciugava le lacrime guardando i ‘suoi ragazzi’ accanto al Papa. Don Silvano è il cappellano che mi ha donato speranza mentre ero in carcere: un abbraccio gratuito, la comprensione e un posto letto in una casa di accoglienza per migranti dove ho trovato un pasto caldo e una bicicletta per ricominciare a pedalare quando sono stato ‘sbattuto in libertà’.  Non ha potuto incontrare Francesco, si è accontentato di guardare alla speranza rappresentata dai suoi ‘ragazzi’.  
Il mio amico-prete oggi vive in una casa per anziani, qualche volta risponde ai messaggi con i quali provo a raccontargli quanto sia stato importante per qualcuno. Lui lo sa che la sua carezza è stata determinante per farmi comprendere che non deve essere spezzata la ‘la catena del bene. È ‘colpa sua’ se oggi mi occupo delle attività dell’associazione Voci di dentro e provo a testimoniare il bene ricevuto dal volontariato. Qualche volta mi risponde, ma non importa: lui sa.