Scrivere salva: la mia storia da detenuto a giornalista

16 Oct 2026 Claudio Bottan La redazione di Voci di dentro

“Benvenuto tra noi collega”. Queste parole, a conclusione del colloquio con il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, assumono un significato particolare per chi ha vissuto l’esperienza del carcere e ne è uscito attraverso la porta del cambiamento. Probabilmente sarò il primo ex detenuto ad aver ottenuto l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti, ma i primati appartengono al mondo animale, tutt’alpiù alle competizioni olimpiche, e non riguardano coloro che si sono salvati grazie alla scrittura.
Il tesserino da giornalista non è un premio. Non è un beneficio né una laurea ad honorem. Si tratta, piuttosto, del riconoscimento di un percorso che è stato scandagliato, recepito e valorizzato nel rispetto della normativa di cui all’articolo 31 della Legge 3 febbraio 1963, n. 69 (Ordinamento della professione di giornalista) che stabilisce tutele e limitazioni. Un percorso iniziato con i giornalini del carcere durante la detenzione e proseguito oltre il fine pena quando ho scelto di diventare volontario dell’associazione Voci di dentro. La collaborazione con l’omonimo periodico registrato in Tribunale il 9/12/2009 a Chieti mi ha poi consentito di continuare a scrivere dei temi che conosco a menadito per esperienza diretta: carcere, disabilità e marginalità sociale, con lo sguardo rivolto all’’hopetelling’ esortato da Papa Francesco. 
E così, grazie all’impegno e alla caparbietà di Francesco Lo Piccolo, direttore di Voci di dentro, è stato possibile soddisfare i requisiti richiesti dall’ordine professionale per ottenere l’iscrizione come giornalista pubblicista a prescindere dai precedenti penali (reati fallimentari nello specifico). Ho allegato alla domanda all’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo la copia degli articoli pubblicati su Voci di dentro, la dichiarazione del Direttore Responsabile della testata Giornalistica che ha attestato l’avvenuta collaborazione, coordinata e continuativa negli ultimi due anni, la copia delle ricevute dei compensi percepiti.
Oltre a questo al Consiglio ho fornito anche un documento che attesta l’assenza della causa ostativa rappresentata dall’interdizione dai pubblici uffici. Per un ex detenuto, la presenza di precedenti penali non rappresenta un divieto assoluto e automatico all'iscrizione all'Elenco dei Pubblicisti. L'unico vero impedimento tassativo temporaneo riguarda la pena accessoria subita: se la condanna ha comportato l'interdizione dai pubblici uffici l'iscrizione all'Albo è preclusa per tutta la durata dell'interdizione stessa. Per me non c’è stata interdizione e ho anche superato quella specie di corsa a ostacoli rappresentata dalla riabilitazione penale dando prove costanti di buona condotta.
Ma non solo: con il mio lavoro e con i miei articoli ho cercato al massimo di esercitare la libertà di informazione e di critica, l’osservanza delle norme di legge a tutela della personalità altrui e il rispetto inderogabile della verità. E sotto ogni pezzo, sia prima sia dopo la carcerazione, ci ho messo il mio nome, come sempre fa Voci di dentro con tutti gli articoli scritti dalle persone ristrette per riconoscere identità e rispetto al di là del reato e perché, come è scritto nella testata, Voci di dentro è giornalismo per produrre cambiamento e garantire diritti, contro razzismo e discriminazione, perché la persona non è il suo reato.
Da ex detenuto e ora giornalista, tessera N. 193505, continuerò il mio percorso. Una piccola strada è tracciata. Donazioni, abbonamenti e sostegno alle iniziative editoriali come quella di Voci di dentro producono cultura e opportunità di reinserimento sociale, offrono un’opportunità concreta affinché il futuro non rappresenti una pagina bianca, un vuoto che fa paura, ma uno spazio immenso dove tutto è ancora possibile.