
Per me, figlio di un partigiano – e in questo senso "avvantaggiato" rispetto a chi non condivide tale eredità – il 25 aprile non è mai stato una semplice ricorrenza. È una data storica e solenne, il simbolo di un'Italia che ha sconfitto il fascismo e il nazismo, che ha ripudiato la guerra facendosi paladina di pace, giustizia e uguaglianza. È una data che reputo sacra, al pari della nascita della Repubblica o della Costituzione. Ci ho creduto. E ci credo ancora. Eppure, è una data che continua a essere macchiata. Ottantuno anni dopo quella resa firmata a Genova dai tedeschi davanti al comando partigiano, il 25 aprile di oggi è sfregiato da razzismo e xenofobia, da giustizialismo e securitarismo. Mentre le solite retoriche mettono sullo stesso piano repubblichini e partigiani e la...



